5 modi per uscire dal picco emotivo
..con il respiro.
Smetti di combatterti.
È quello che mi disse una volta la psicologa, riferendosi a come reprimevo le emozioni. Lo facciamo tutti quello di nascondere quello che proviamo per proteggerci, perché ci conviene o per un’infinità di altri buoni motivi. Te ne accorgi da un sacco di cose: labbra serrate, diaframma bloccato, tensioni, muscoli, pensieri pesanti e ripetitivi, senso di isolamento… soprattutto “ti si spengono gli occhi”. Questo me lo disse una persona amata.
Se ci sono milioni di “buoni” motivi per reprimere le emozioni, esiste un modo per farlo che usano tutti, ovunque, in qualunque parte del mondo, nazionalità, religione, cultura ed è trattenendo il respiro.
Te ne accorgi facilmente, ti basta pensare a qualcosa che ti ha particolarmente ferito. Il solo pensarci ti fa trattenere il respiro.
Anche se è accaduto tanto tempo fa.
Anche se quella situazione si è risolta.
In questo articolo, desidero aiutarti comprendere meglio il legame tra respiro ed emozioni con cui, che tu lo voglia o meno o che ti piaccia o meno, avrai a che fare per tutto il resto della vita.
Prima di cominciare alcuni elementi essenziali da comprendere:
Il respiro è l’unica funzione del sistema nervoso autonomo che puoi controllare volontariamente (almeno in parte).
È il punto di accesso più rapido per modificare la chimica interna del tuo corpo attraverso lo scambio di ossigeno.
Il cervello è l’organo del tuo corpo che ha più bisogno di ossigeno, quindi come respiri influisce in come funziona la tua mente, i tuoi pensieri e la tua capacità di concentrazione.
Respirare velocemente o lentamente cambia significativamente quando ossigeni il corpo. “L’importante è respirare” vale per la sopravvivenza, ma non per il ben-essere.
Come ogni strumento potente, funziona meglio se impari a usarlo, prima di doverlo fare perché qualcosa non va e ne hai bisogno, come capitò a me, con gli attacchi di panico.
Il modo migliore che conosci per nascondere le tue emozioni è trattenere il respiro. Evolutivamente è necessario imparare a farlo, ma arriva un momento in cui tratteniamo il respiro anche al semaforo o alla cassa del supermercato solo perché siamo in ritardo e quello, non ti fa bene per nulla, oltre a non servire proprio a niente.
Quindi, qual è il legame tra respiro ed emozioni?
Anche le emozioni sono chimica, come il respiro
Guardare un film violento o con scene conflittuali causa aumenti misurabili di cortisolo, beta-endorfine, ACTH, adrenalina e ormone della crescita in giovani donne sane. Le emozioni che la visione del film scatena equivalgono ad ormoni.1
Ed è “solo” un film. Figuriamoci nella vita di tutti i giorni.
Reprimere un’emozione non la dissolve, la sospende. Gli ormoni ad essa collegata rimangono nel sangue influendo su tutto l’equilibrio fisico e mentale: un cortisolo troppo alto ti farà aprire gli occhi alle 3 del mattino o l’adrenalina ti impedirà di addormentarti. Un respiro fluido e rilassato aiuta a sbloccare questo trattenuto emotivo e chimico. Non si tratta solo di tecniche di rilassamento, ma di sostenere il corpo nel completamento di normali cicli di “smaltimento” degli ormoni, quando hanno concluso la loro funzione.
Cos’è il “controllo delle emozioni”?
E’ così che viene spesso definito il trattenerle: controllo. Che sa di via di mezzo. E ti pare una cosa buona e giusta perché spesso le emozioni a cui ci riferiamo sono quelle che provocano le reazioni più intense e di cui ci sentiamo giudicati: i picchi di rabbia, impazienza, il rifiuto di aprirti alla collaborazione…
Questo così tanto acclamato “controllo delle emozioni” ha, spesso, come risultato quello di silenziare quello che accade nel corpo, come se si potesse mettere “in pausa” la chimica. Quando esplodi, quando ti senti sopraffatta, non sei una persona debole o sbagliata, ci sono i tuoi pensieri (magari poco carini), ma ci sono anche i tuoi ormoni.
Probabilmente c’è più cortisolo nel sangue e la neocorteccia frontale, quella che ragiona, valuta, trattiene, è temporaneamente in secondo piano rispetto al sistema limbico più antico e più legato alle dinamiche di sopravvivenza.
Riconoscere che le tue emozioni non sono “difetti” o “errori”, cambia molte cose, almeno per me è stato così: ho mollato una parte di quel combattimento contro me stessa di cui mi aveva parlato la psicologa ed ho cominciato a lavorare CON il mio corpo e PER il mio corpo.
Quando arriva la rabbia: espira prima di tutto
Ieri ad un corso, una partecipante è scappata fuori dalla stanza tossendo. Appena ha ripreso a respirare con calma, le si sono riempite gli occhi di lacrime. Quello è un trattenuto emotivo.
Nel pieno della crisi, il corpo solitamente produce noradrenalina, un ormone che aumenta la pressione sanguigna, tende i muscoli, accelera il cuore come prima di un combattimento o di una fuga. In quel momento, dirti “fai un bel respiro profondo” è inutile, e lo sai, te ne parlo spesso. Il diaframma è contratto come una corda tesa al massimo. Non puoi chiedergli di flettersi armoniosamente, è in posizione di combattimento. Quello che puoi fare è togliergli un po’ di tensione.

Se puoi, allontanati fisicamente. Anche solo due minuti fuori dalla stanza. Il tempo di far scendere il picco senza dover parlare o agire.
Se non puoi allontanarti, impara a "fare spazio”. A rosicchiare via qualcosa da quella montagna che senti dentro di te.
Apri la bocca.
Butta fuori l’aria.
Non preoccuparti di inspirare: espira.
Lentamente la respirazione si calmerà, di conseguenza anche la frequenza cardiaca. Il trattenuto emotivo è ancora lì e presto o tardi dovrai prendertene cura, ma c’è più spazio.
Allenati nella calma per reggere nella tempesta
Ritrovare un respiro fluido in stato di tensione è uno degli strumenti più utili che puoi adottare per regolare il tuo equilibrio corporeo in presenza di picchi ormonali.
Non si tratta di diventare imperturbabili, anzi tutt’altro, ma di viversela appieno, riducendo il tempo di recupero. Chi pratica la respirazione consapevole regolarmente non “sente meno” le emozioni: impara a tornare più rapidamente all’equilibrio dopo un picco. Come i muscoli delle gambe: non le alleni nel momento in cui devi fare il sentiero di montagna. Le alleni prima, nei giorni ordinari.
Cinque minuti al mattino, un rilassamento guidato la sera, qualche minuto di attenzione al respiro durante la giornata. Oppure frequentare un corso di respiro dove praticare il respiro circolare, lo so, sono di parte. Ma questa tecnica ha cambiato la mia storia.
Usa il respiro per riaprire la ricezione
Quando sei satura di tensione, il corpo è in modalità difensiva: cortisolo alto, sistema nervoso simpatico attivo, attenzione focalizzata sulla minaccia. In questo stato non riesci a ricevere: non comprendi bene le parole, non cogli con chiarezza l’attenzione degli altri e le dinamiche che ti accadono intorno, non arrivano intuizioni... Gli ormoni dell’apertura e della connessione (ossitocina, serotonina) non hanno spazio. Ricevere l’aria apre al ricevere tutto il resto…
Ridurre il livello di allerta anche con il respiro, crea le condizioni chimiche per tornare “aperti a ricevere” quello che la vita ha da offrire. Non è spiritualità astratta: è biologia.
Svuotarsi crea spazio.
E in quello spazio possono entrare cose che prima non riuscivano a passare.
La tanto decantata ricerca dell’abbondanza comincia così, con un respiro presente, pieno, fluido.
Un respiro in cui non ti combatti, per trattenere.
Accogli. Ti apri. Ricevi.
A presto,
Michela
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Mi chiamo Michela e 10 anni fa la respirazione consapevole mi ha cambiato la vita. La riconquista del mio respiro, la meditazione e la ricerca della Verità mi hanno salvata dal burnout e dal caos di una vita super impegnata. Da dieci anni studio e pratico, trasformando la teoria in strumenti semplici. Qui condivido l’essenziale per trovare calma e presenza, partendo da un solo respiro.
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